La Scuola

L’istituto delle Figlie di Gesù è presente in Modena fin dal 1818.  Nel 1816 Francesco IV d’Este, duca di Modena e di Reggio Emilia, al seguito dell’imperatore Francesco I d’Asburgo, aveva visitato in Verona le Scuole di Carità per le fanciulle povere, fondate nel 1812 dal sacerdote don Pietro Leonardi; era rimasto entusiasta dell’iniziativa e lo aveva invitato ad aprire anche a Modena una scuola simile.

Pietro Leonardi era nato a Verona il 17 luglio 1769; ordinato sacerdote nel 1794, si dedicò con zelo infaticabile al servizio di Dio e del prossimo, specialmente dei poveri, degli infermi e dei derelitti. Nel 1796 fondò la “Sacra Fratellanza de’ preti e laici spedalieri” per l’assistenza spirituale e materiale degli infermi nell’ospedale di Verona, dedicandosi nel contempo all’istruzione catechistica. Verso il 1801 diede vita all’Istituto dei “Raminghelli” nel quale accolse fanciulli e ragazzi orfani e abbandonati, per fornirli spiritualmente e moralmente, avviandoli ad un lavoro onesto, conforme alle loro inclinazioni. Nel 1809 avviò nella casa di via S. Cosimo, un esperimento di Scuola di Carità per le bambine povere della città. L’istituzione si consolidò e prese forma nel 1812: le “Maestre” che desideravano dedicarsi a questo nuovo apostolato vennero riunite a vita comune e costituirono il primo nucleo della Congregazione delle Figlie di Gesù per le Scuole di Carità”. Don Pietro stabilì per loro un regolamento di vita e le preparò ad emettere i voti religiosi che furono pronunciati nella festa dell’Epifania del 1812. Nelle scuole, situate nei quartieri più poveri della città, oggi si direbbe alle “periferie esistenziali”, le fanciulle imparavano a leggere, a scrivere “a far di conto”, a cucire e a “rappezzare”, in una parola a divenire madri di famiglia all’altezza del loro compito. Alla base di ogni attività c’era la cultura religiosa, fatta di insegnamenti morali, di letture, di buon esempio, di preghiera e di frequenza ai sacramenti. Ben presto i frutti di tali insegnamenti si vedono, altre giovani si uniscono alle prime cinque Figlie di Gesù e l’istituzione si dilata.

Don Pietro è attento al lavoro delle sue figlie e per loro prepara un regolamento di vita e il nome: “Figlie di Gesù” e precisa “Figlia di Gesù è lo stesso che viva copia”. Le vuole “Madri e più che madri delle fanciulle loro affidate”; “sante da campo, operatrici, e non solo contemplatrici”. Le invita ad essere come il fuoco che, acceso, non si ferma mai e continua ad ardere”, le sprona ad “amare, patire, operare e stare allegre perché Dio non sa che farsene di spiriti fiacchi, di anime tiepide!”

Nel novembre 1817 don Pietro è a Modena per tenere un corso di esercizi spirituali alla città e il duca gli rinnova l’invito facendogli notare le condizioni dei bambini e delle bambine costretti a mendicare, per la povertà e la fame, nelle vie della città.  Don Leonardi accetta l’invito e nel gennaio del 1818 arrivano a Modena le due istitutrici veronesi: M. Teresa Castelpietra e Maddalena Sandri, a cui si aggiungono due giovani modenesi: Annamaria Bellei e Maddalena Bosi, per avviare una Scuola di Carità. Il 23 gennaio in casa Vieti, presso la chiesa delle Grazie, si apre la prima sede. Un “promemoria” del vescovo, Mons. Tiburzio Cortese, nel mese di aprile ricorda: “L’intera città vede il numero di 150 e più ragazze tolte all’ignoranza, ai pericoli, levate dalle pubbliche vie, addestrate nei lavori…Vengono istruite nella fabbricazione dei cappelli di truciolo, nel tessere, nel filare, nel cucire, fare calze, nel mestiere della sarta e anche nel ricamo, dandosi le maestre una singolare cura di adattare lavori all’età e capacità delle fanciulle…”. Nell’ottobre stesso la Scuola di carità ottiene il riconoscimento dell’autorità vescovile. L’attività è intensa e casa Vieti diventa troppo piccola: il duca concede alle Figlie di Gesù il Convento degli Scalzi e la Chiesa del Paradisino in corso Cavour come nuova sede e lì le suore si trasferiscono nel febbraio 1819. Le allieve sono diventate 200 (50 alloggiano notte e giorno nell’istituto, le Figlie di Gesù sono 19). L‘ordinanza di Francesco IV al riguardo recita: “prese da noi in considerazione le preci rassegnateci da suor Teresa Franzoni, superiora delle Figlie di Gesù istitutrici delle Scuole di carità in questa nostra capitale…e confermati come siamo dalla grande utilità che ne deriva da simile loro caritatevole stabilimento, siamo discesi ad assegnare loro il locale del Convento degli Scalzi colla chiesa detta del Paradisino… solo interinalmente perché è nostra intenzione procurar loro un più comodo locale”.

In effetti, solo nel 1844 le Figlie di Gesù passano nella spaziosa sede di via del Carmine, presso la chiesa di S. Biagio. Il Duca affida l’incarico di attivare in questa sede una scuola di primo livello d’istruzione femminile articolata su due anni per insegnare a leggere e a scrivere, secondo il regolamento governativo. Entrano nella scuola per la prima volta fanciulle non povere ma del ceto medio. Le suore continuano ad insegnare i lavori femminili che consentono anche alle 400 fanciulle un certo guadagno. Con l’ammissione di Modena al Regno d’Italia il nuovo governo impone la scuola elementare obbligatoria. Per ordinanza del Sindaco, l’istituto Figlie di Gesù, anche perché può mettere a disposizione, oltre ai locali, sette suore che hanno già conseguito la patente di maestra, diventa sede della prima scuola elementare femminile pubblica e obbligatoria di Modena: le lezioni iniziano il 15 ottobre e terminano il 15 agosto. Nei locali di via del Carmine, dal 1862 funzionano due scuole e un collegio: la scuola di carità mantenuta grazie alle donazioni dei privati e alle rendite delle suore, la scuola elementare comunale per la quale il Comune versa un sussidio; il collegio accoglie notte e giorno 50 fanciulle. Si sviluppa la prestigiosa scuola di ricamo e i lavori dell’istituto partecipano alle Esposizioni di arti e mestieri a Parigi, Firenze, Torino, Milano, Napoli e Modena con eccellenti risultati.

Nel corso degli anni le Figlie di Gesù, fondate da don Pietro anche in Reggio Emilia e in Toscana, avvertono il desiderio di unirsi in un’unica congregazione, il che avviene, dopo alterne vicende, per Modena, nel 1935. Durante la seconda guerra mondiale, particolarmente doloroso fu l’anno 1944 con frequenti bombardamenti, distruzioni e lunghe soste nei rifugi, poi, con la fine del conflitto, il lavoro riprese e, seguendo gli ordinamenti governativi, la scuola riaprì le sue porte ad una popolazione scolastica che non mancò mai e che prosegue tuttora.

La catechesi, poi, è sempre stato uno degli aspetti più tipici della spiritualità del Padre Fondatore, egli stesso “catechista e missionario apostolico”, e di conseguenza delle sue prime figlie. Anche in Modena e nel modenese, assecondando le direttive della Chiesa, le Figlie di Gesù hanno continuato a prepararsi didatticamente e ad offrire la loro opera nelle diverse parrocchie della diocesi, in particolare in città a S. Biagio e in Cattedrale. Inoltre una suora, ministro dell’Eucarestia, porta quotidianamente la S. Comunione a diverse persone anziane e ammalate.

Il Padre Fondatore era convinto che “il prendersi cura della gioventù” era un valido mezzo per “contribuire alla riforma del mondo intero” e con questa certezza, nonostante le difficoltà dell’oggi, le Figlie di Gesù “madri e più che madri” continuano la loro missione educativa.